Selected Works

Limiti - Claudio Marchi 13 LIMITI”

I hand-carved this sculpture using chisels from a lime wood block composed by two jointed planks. “Limiti” represents a man who emerges from a cube, a perfect solid that symbolizes the condition of existential limits. To realize this sculpture I started thinking about perfection as a limit or as a human illusion, inside which we are led to build our world. In this vision, looking for perfection is confronted with natural human imperfection; perfection, as a limit, keeps the man enclosed within walls, unable to move, or, still, crystallized in a defined space. A man has found the strength to go out, creating a crack in geometric perfection (creation of a divergent thinking).
Originally “Limiti” refered to
the Vitruvian Man. The masterpiece of Leonardo da Vinci is in fact the sublime representation of human perfection. One of forms in which the Vitruvian is inscribed, the square, finds its geometric development in the cube; a solid, which, unlike the perfect sphere, symbol of divine perfection and existing in Nature, is a representation of the action of man himself.
The man of “Limiti” has also its own physical characterization, far from perfection; he is a man, not a god. Where did he find the strength to escape?
“Limits” fixes the moment when the man realizes the overcoming of a limit that he had considered impassable; the eyes of the man fix the new world that opens around him, the world in which we live, or something inscrutable beyond it, perhaps; or, maybe, a world that does not yet exist?After all the gaze of the man is deliberately incomprehensible and inscrutable, and it faces, perhaps, in part, towards the inside, or towards something that does not yet exist; almost like an ancient shaman, a figure we know was often blind, but could see with different eyes.
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Questa scultura è realizzata interamente a mano con sgorbie e scalpello; è scavata da un blocco composto da due assi giuntate di legno di tiglio.Limiti” rappresenta un uomo nell’atto di uscire da un cubo, solido perfetto, volto qui a simboleggiare la condizione di fermo esistenziale.
Ho voluto realizzare questa scultura ponendo il concetto di perfezione come limite o illusione umana, all’interno della quale siamo portati a costruire il nostro mondo. In questa visione, la ricerca della perfezione, che si pone come limite, è contrapposta alla naturale imperfezione umana; la perfezione, in quanto limite, tiene l’uomo racchiuso tra dei muri, impossibilitato a muoversi, o, ancora, cristallizzato in uno spazio definito. Un uomo ha trovato la forza per uscire, creando una crepa nella perfezione geometrica (crazione di un pensiero divergente).
Originariamente, “Limiti” richiama l’Uomo Vitruviano. Il capolavoro di Leonardo da Vinci è infatti rappresentazione per eccellenza della perfezione umana. Una delle figure in cui il corpo dell’uomo Vitruviano è inscritto, il quadrato, trova il suo sviluppo geometrico nel cubo; una solido, che, al contrario della sfera perfetta, simbolo della perfezione divina ed esistente in Natura, è rappresentazione dell’azione dell’uomo stesso.
L’uomo di “Limiti” ha una sua caratterizzazione anche fisica, tutt’altro che perfetta, è un uomo terrestre, non divino. Dove ha trovato la forza per uscire?
“Limiti” ferma il momento in cui l’uomo realizza il superamento di un limite che aveva creduto invalicabile; gli occhi dell’uomo fissano il mondo nuovo che si apre di fronte a lui, il mondo in cui noi viviamo, o qualcosa di imperscrutabile oltre ad esso, forse un mondo che ancora non esiste?
Lo sguardo dell’uomo è, dopotutto, volutamente incompituo e imperscrutabile, volto, forse, in parte, verso l’interno, o verso qualcosa di ancora non esistente; quasi come un antico sciamano, figura che noi sappiamo spesso essere ceca, ma che poteva vedere con occhi diversi.
Il cubo di legno massello è squarciato da una crepa, ma non si apre al passaggio del corpo dell’uomo; se non per la crepa, mantiene la sua forma di cubo, acquisendo una consistenza quasi fantasmatica, quella di un limite autoimposto. Lo squarcio nel legno è tutt’altro che definitivo, è quasi un cratere che potrebbe richiudersi sopra l’uomo, il quale è teso in uno sforzo continuo.
Realizzare quest’opera è stato espressione della continua ricerca che mi porta ad affrontare limiti quotidianamente, al fine di vivere come me stesso ed esprimere ciò che sento di essere.


“LEONARDO Leonardo da Vinci's horseDA VINCI’S HORSE”

Riconstruction of the head of Leonardo da Vinci’s horse. This sculpture follows the work of Leonardo da Vinci.
Unfortunately, the original sculpture of the horse, the biggest horse sculture in the world, was destroied, but today it is possible to admire a full-scale reconstruction of it in Milan. This sculpture is carved out of walnut wood and finished with natural oil and wax.
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Riproduzione del busto del cavallo di Leonardo da Vinci. Un lavoro che mi ha messo sui passi di uno dei più grandi uomini d’arte e scienza che il mondo ricordi. Purtroppo ad oggi non è pervenuta la statua originale di questa scultura che è l’opera equestre più grande al mondo; è possibile comunque ammirare una bellissima ricostruzione in scala reale di questa a Milano. Questa scultura è scolpita da un unico pezzo di legno di noce e finita con olio e cera naturali.


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“ANCIENT ROMAN VOTIVE SCULPTURES”

These two sculptures are carved out of hornbeam wood and represent father and son during the Ancient Rome. The clothes are civilian tunics that dressed Roman people. The father wears caligae, a symbol of his belonging to the Legionnaire of Rome. In Ancient Rome, sculptures as these were used as family memorories, votive objects to which prayers were addressed. This was also reported in a touching scene of the film “Gladiator”.
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Queste statuette sono scolpite su legno di carpino e rappresentano un padre e suo figlio nel periodo della antica Roma. Gli abiti sono delle tuniche civili che vestivano il popolo romano nella quotidianità. Il padre calza le caligae, simolo della sua appartenenza all’esercito legionario di Roma. Queste statuette venivano utilizzate come ricordo della propria famiglia, oggetti votivi a cui rivolgere preghiere. Questo è stato riportato anche in una scena toccante del film “Il Gladiatore”


The dragon of balance - Claudio Marchi - 01“THE DRAGON OF BALANCE”

This sculpture represents a dragon, mythological animal giver of fire, eased down on stretch of water. The dragon immerses his nose, source of his flames and symbol of his power; it creates a situation of tranquility and balance between the two elements, water and fire. The inspiration for this sculpture cames from the form of a maple branch that evoked in me the head of a dragon. In fact nostril, pupil and horn above the eye are natural knots of the branch.
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Questa scultura rappresenta un drago, animale mitologico portatore di fuoco, adagiato su uno specchio d’acqua. Il drago immerge nell’acqua il suo muso, strumento delle sue fiamme e simbolo della sua potenza; si crea uno stato di quiete ed equilibrio tra i due elementi, acqua e fuoco.
L’ispirazione per questa scultura è venuta dall’aver trovato un ramo di acero che mi evocava la testa di un drago. Infatti narici, pupilla e il corno sopra l’occhio sono dei nodi naturali del ramo di legno.


Woman in waterfall 2

“WOMAN IN THE WATERFALL”

The inspiration for this candle holder comes from the immagine of life, a costant and indomitable flow, like a waterfall that flows on people who become part of it. The water of the waterfall flows on the woman, whose long hair follow the direction of the flow; the pleasant flowing of the water make the woman give a hint of a smile. This candle holder instills serenity, calm and positivity for the present moment and the future.
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L’ispirazione per questo portacandele è venuto pensando alla vita, un flusso costante e indomabile, come una cascata che scorre sulle persone, le quali diventano un tutt’uno con essa. L’acqua della cascata scorre sulla donna, i cui lunghi capelli ne seguono il flusso; lo scorrere piacevole dell’acqua porta l’abbozzare il principio di un sorriso.
Questo portacandela trasmette serenità, calma e positività verso il presente ed il nostro futuro.


“SHARED PATH”

I carved two hands out of a branch of maple wood; they hold each other like in a walk between two lovers. The inspiration for this sculpture comes from the famous quote of L.N.Tolstoj:
“Happiness is real only when shared”
This quote was also mentioned by Christopher McCandless (Into the Wild) at the end of his journey. He came to this simple and disarming truth shortly before dying. The two hands are carved on the natural fork of a maple branch.
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Su questo ramo d’acero ho scolpito due mani che si prendono dolcemente, come in una passeggita tra due amanti. L’ispirazione per questa scultura mi è venuta dalla celebre frase di L.N.Tolstoj:

“La felicità è reale solo se condivisa”
Questa frase fu menzionata anche da Christopher McCandless (Into the Wild) alla fine del suo viaggio. Arrivò a questa semplice e disarmante verità poco prima di morire. Le due mani sono ricavate dalla biforcazione di un ramo di acero.


The choice candle holder

“THE CHOICE”

This candle holder recalls a warrior who chose to come back home, to his love, laying his equipment behind. The inspiration comes from the runic inscription carved on the candle holder, an original Viking inscription discovered in Norwey. It means “Ghyta tells you to go home”. This called to my mind a warrior who chose to leave the war and came back home, in peace.
For accentuate the human aspect in this carving and the connection between the sculpture and the inscription, I carved the name of his love (Gytha) on the axe handle. I imagined the warrior carving her name. The shild presents a classic Viking warrior symbol. This candle holder wants to recall the choice of peace.
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Questo portacandela richiama alla mente un guerriero che sceglie di tornare a casa dalla sua amata, lasciando il suo equipaggiamento dietro di sè. L’ispirazione mi è arrivata dalla frase runica incisa sul portacandela, un’originale iscrizione trovata su un reperto vichingo rinvenuto in Norvegia. Il significato di questa iscrizione è “Gytha ti dice di tornare a casa”. Questo mi ha portato alla mente l’immagine di un guerriero che sceglie di lasciare la violenza e di tornare a casa, in pace. Per accentuare l’umanità di questa rappresentazione ed il collegamento tra la scultura e l’iscrizione ho voluto riportare nel manico dell’ascia il nome di lei (Gytha), come se nei lunghi viaggi il guerriro lo avesse inciso pensandola. Lo scudo presenta un classico simbolo di protezione usato dai guerrieri vichinghi. Questo portacandela vuole richiamare una scelta di pace.