










Questa scultura è realizzata interamente a mano con sgorbie e scalpello; è scavata da un blocco composto da due assi giuntate di legno di tiglio. “Limiti” rappresenta un uomo nell’atto di uscire da un cubo, solido perfetto, volto qui a simboleggiare la condizione di fermo esistenziale.
Ho voluto realizzare questa scultura ponendo il concetto di perfezione come limite o illusione umana, all’interno della quale siamo portati a costruire il nostro mondo. In questa visione, la ricerca della perfezione, che si pone come limite, è contrapposta alla naturale imperfezione umana; la perfezione, in quanto limite, tiene l’uomo racchiuso tra dei muri, impossibilitato a muoversi, o, ancora, cristallizzato in uno spazio definito. Un uomo ha trovato la forza per uscire, creando una crepa nella perfezione geometrica (crazione di un pensiero divergente).
Originariamente, “Limiti” richiama l’Uomo Vitruviano. Il capolavoro di Leonardo da Vinci è infatti rappresentazione per eccellenza della perfezione umana. Una delle figure in cui il corpo dell’uomo Vitruviano è inscritto, il quadrato, trova il suo sviluppo geometrico nel cubo; una solido, che, al contrario della sfera perfetta, simbolo della perfezione divina ed esistente in Natura, è rappresentazione dell’azione dell’uomo stesso.
L’uomo di “Limiti” ha una sua caratterizzazione anche fisica, tutt’altro che perfetta, è un uomo terrestre, non divino. Dove ha trovato la forza per uscire?
“Limiti” ferma il momento in cui l’uomo realizza il superamento di un limite che aveva creduto invalicabile; gli occhi dell’uomo fissano il mondo nuovo che si apre di fronte a lui, il mondo in cui noi viviamo, o qualcosa di imperscrutabile oltre ad esso, forse un mondo che ancora non esiste?
Lo sguardo dell’uomo è, dopotutto, volutamente incompituo e imperscrutabile, volto, forse, in parte, verso l’interno, o verso qualcosa di ancora non esistente; quasi come un antico sciamano, figura che noi sappiamo spesso essere ceca, ma che poteva vedere con occhi diversi.
Il cubo di legno massello è squarciato da una crepa, ma non si apre al passaggio del corpo dell’uomo; se non per la crepa, mantiene la sua forma di cubo, acquisendo una consistenza quasi fantasmatica, quella di un limite autoimposto. Lo squarcio nel legno è tutt’altro che definitivo, è quasi un cratere che potrebbe richiudersi sopra l’uomo, il quale è teso in uno sforzo continuo.
Realizzare quest’opera è stato espressione della continua ricerca che mi porta ad affrontare limiti quotidianamente, al fine di vivere come me stesso ed esprimere ciò che sento di essere.
I hand-carved this sculpture using chisels from a lime wood block composed by two jointed planks. “Limiti” represents a man who emerges from a cube, a perfect solid that symbolizes the condition of existential limits. To realize this sculpture I started thinking about perfection as a limit or as a human illusion, inside which we are led to build our world. In this vision, looking for perfection is confronted with natural human imperfection; perfection, as a limit, keeps the man enclosed within walls, unable to move, or, still, crystallized in a defined space. A man has found the strength to go out, creating a crack in geometric perfection (creation of a divergent thinking).
Originally “Limiti” refered to the Vitruvian Man. The masterpiece of Leonardo da Vinci is in fact the sublime representation of human perfection. One of forms in which the Vitruvian is inscribed, the square, finds its geometric development in the cube; a solid, which, unlike the perfect sphere, symbol of divine perfection and existing in Nature, is a representation of the action of man himself.
The man of “Limiti” has also its own physical characterization, far from perfection; he is a man, not a god. Where did he find the strength to escape?
“Limits” fixes the moment when the man realizes the overcoming of a limit that he had considered impassable; the eyes of the man fix the new world that opens around him, the world in which we live, or something inscrutable beyond it, perhaps; or, maybe, a world that does not yet exist?After all the gaze of the man is deliberately incomprehensible and inscrutable, and it faces, perhaps, in part, towards the inside, or towards something that does not yet exist; almost like an ancient shaman, a figure we know was often blind, but could see with different eyes.
